Anche il gioco del calcio è in piena pandemia. Ci sono alcune domande, ormai costanti, che assillano addetti ai lavori e appassionati. Domande sul come finirà il campionato, cosa accadrà ai contratti dei calciatori ed infine che calcio ci aspetta.

A tutto questo tenterò di dare una risposta secondo una prospettiva non solo normativa anche politico-sportiva, cercando di differenziare l’orizzonte dei professionisti da quello dei dilettanti. 

Partendo dal campionato e da come finirà bisogna premettere che tutto, inevitabilmente, è nelle mani del Presidente Gravina. 

Gravina dovrà districarsi tra le norme di rango statale (quel distanziamento fisico, per intenderci), gli interessi delle società professionistiche (economici e sportivi) e la sua futura elezione.

La decisione non sarà banale e dovrà essere il frutto di un compromesso tra le componenti della FIGC ed una comunicazione impeccabile (ben diversa rispetto a quanto visto nella partita Parma-Spal). 

Al momento il ministro Spadafora ha evitato conflitto sui possibili allenamenti. Ha voluto sgomberare il tavolo da possibili interpretazioni: tutto corretto ma mi permetto di dire che sarebbe servito un tavolo per aver pronto già un piano di salvataggio dell’industria calcio.

Quando il calcio potrà decidere se e come continuare, allora il Presidente Gravina dovrà attenersi a quanto stabilito negli art. 13 c. 2 e 27 c. 3 lett. d) dello Statuto Federale. In particolare l’ultima norma citata assegna il potere di definire i meccanismi di promozione e retrocessione, con un voto dei 3/4 degli aventi diritto, senza la Lega competente. 

In questa alchimia di voti e decisioni si incastra la prossima elezione federale. Ecco perchè la decisione sulla fine del campionato/i riveste un ruolo cruciale per il Presidente Gravina, che fino a qui si è dimostrato un diplomatico più che un dittatore.

In questo contesto le leghe professionistiche hanno più difficolta nel prendere una posizione. Perchè, soprattuto la serie A, devono fare i conti con il calendario internazionale, che vede le competizioni europee per club e l’Europeo due scogli. Il campionato è compresso in queste date.

I dilettanti avrebbero vita più facile non legati al calendario internazionale. Servirebbe, comunque, la modifica dell’art. 47 NOIF (la stagione ha inizio il 1 Luglio per terminare il 30 Giugno) da parte del Consiglio Federale. In questo modo non si avrebbe una decisione univoca, che comporterebbe rischi per il sistema calcistico.

La seconda domanda assillante di questi giorni è : i calciatori riceveranno i loro compensi o se le società possano smettere di pagarli, per lenire l’emorragia dei mancati introiti.

Le norme sportive di riferimento sono gli Accordi Collettivi, che disciplinano i rapporti tra calciatori e società professionistiche. Ebbene, non vi sono soluzioni alle domande che ci siamo posti.

Nel caso in cui si arrivi allo scontro tra calciatori e società, il Collegio Arbitrale organo deputato dovrebbe cercare una risposta all’interno del Codice Civile. Gli arbitri dovranno contemperare il mancato adempimento per motivi sopravvaluti e non imputabili al calciatore e la buona federe, che deve caratterizzare tutti i rapporti all’interno dell’ordinamento statale.

Serve (ora e non nel futuro) una soluzione politica frutto dell’accordo tra Leghe e calciatori. In questo tavolo, credo sia necessario l’intervento degli agenti sportivi come mediatori della questione.

La terza questione riguarda il futuro del calcio.

La ricostruzione della nostra vita, post Coronavirus, coincide con la ricostruzione del calcio italiano. Ci troviamo dinanzi ad una grande occasione per ripartire.

E’ il momento di ripensare alle Leghe in difficoltà (LegaPro) e alla funzione delle società di calcio.

Sulla LegaPro ed anche la Serie D è necessario pensare ad un semiprofessionismo. Non servono sofisticazioni, basterebbe avere delle associazioni sportive dilettantistiche che avessero la possibilità di contrattualizzare solo alcuni calciatori. La società potrebbe, così, decidere su quali giocatori puntare: senza dover sostenere i costi previdenziali per tutti.

In linea generale le società di calcio dovranno ripensare alla loro filosofia. E’ notizia di qualche giorno fa che il club basco dell’Atlethic Bilbao è una delle società più floride.

I valori ed i principi alla base della squadra basca sono il senso di appartenenza e l’estremizzazione del concetto di comunità

Già…. la comunità che fa diventare ogni città una nazione.

Ma come si può rilanciare il senso di comunità diminuendo i costi ed aumentando il peso del club nel tessuto sociale? Verosimilmente coltivando sinergie con gli attori della comunità: scuola, chiesa, comune e la pizza.

La piazza centro di ascolto e di dialogo di una comunità è l’emblema di come ripartire. 

Ci sarà il rinascimento del calcio ma bisognerà ripensare alle squadre come comunità e non come centri d’interesse economico.

Ci sarà il rinascimento del calcio se gli uomini che lo gestiscono sapranno decidere innovando nella tradizione.

Di Francesco Casarola

Avv. Francesco Casarola  –  francesco@avvocatocasarola.itAvvocato iscritto all'albo degli avvocati di RomaDottore di ricerca in “Critica storica giuridica ed economica dello Sport” presso l’Università di Teramo.Giornalista pubblicista.Agente dei calciatori autorizzato dalla FIGC dal 2012 al 2018Nato a Castellaneta il 27.04.1985. Si Laurea in Giurisprudenza presso la LUMSA nel 2010 con una tesi in diritto sportivo  dal titolo “il vincolo dello sportivo dilettante. Prospettive ed evoluzione”. Si specializza attraverso il Master in diritto ed economia dello Sport presso l’Università LUMSA ed il corso di perfezionamento presso l’Università di Milano in Giustizia Sportiva.Docente di Diritto ed Economia dello Sport dal 2016 presso l’Istituto Santa Maria Liceo Scientifico Sportivo.In ambito sportivo ricopre i seguenti ruoli: membro della Corte Sportiva d’Appello della F.I.Bi.S e della Corte Federale d’Appello della ConfSport, arbitro della Commissione Vertenze Arbitrali presso la F.I.P, membro della Commissione carte federali LND.

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